La postura del cantante

La postura del cantante

Tra i compiti dell’appassionato docente c’è sicuramente quello di indicare all’allievo la corretta postura da tenere durante l’emissione vocale. 

La postura ideale prevede di stare in piedi, con le spalle e il torace ben dritti, per non opporre alcun tipo di ostacolo nella fascia addominale e dorsale, e che l’apertura delle gambe sia tale da far si che i piedi si trovino alla stessa larghezza delle spalle; le gambe, inoltre, dovrebbero essere leggermente flesse, come se si stesse sollevando un peso, per garantire la massima stabilità: il tutto, rimanendo sempre rilassati e flessibili. È possibile avere una fonazione adeguata anche stando seduti – la maggior parte degli allievi in realtà la preferiscono – però va comunque osservata la corretta configurazione di spalle e torace.

Una siffatta postura fa sì che il torace abbia tutto lo spazio necessario per ampliarsi; le ultime coste della cassa toracica, infatti, si allargano su pressione del muscolo diaframmatico: quanto più questa pressione “allarga il torace” tanto più i polmoni saranno in grado di lavorare nella loro totalità.

La corretta postura è qualcosa che va oltre il canto, si tratto di salute fisica dell’individuo, per cui il docente la insegna all’allievo non solo perché agevola l’emissione vocale, ma soprattutto perché si tratta di salute. E nell’insegnamento del canto, come di qualsiasi altra disciplina, sarebbe insensato andare contro ciò che è naturalmente corretto.

L’esperienza che ho maturato durante il training on the job mi ha fatto capire che la corretta postura non deve essere mai imposta, ma suggerita, indicata. È consigliabile fornire delle indicazioni abbastanza generali e sarà poi l’allievo ad apprendere ciò di cui ha bisogno. Non si deve mai correre il rischio di imporre dei rigidi schemi all’allievo, ma occorre rispettare le sue caratteristiche personali; sarebbe assurdo pretendere che tutti gli allievi abbiano la medesima identica postura: li staremmo trasformando in robot!

Come ogni individuo ha un proprio portamento, così ogni allievo avrà una propria postura; la postura, infatti, è un qualcosa di estremamente personale e occorre aspettare che l’allievo vi si accosti gradualmente; altrimenti, qualunque forzatura potrebbe risultare traumatica invece che agevolarlo. 

Certamente, l’appassionato docente deve sempre fare attenzione che l’allievo non stia commettendo errori gravi di postura, che possano essere invalidanti l’emissione vocale, come per esempio stare curvi, ripiegati su se stesso: questo va ad opprimere in modo decisivo il diaframma, impedendogli di svolgere il proprio lavoro. Oppure il poggiarsi unicamente su una gamba: questo atteggiamento destabilizza l’equilibrio alterando la nostra stabilità e quindi impedisce di avere il pieno controllo sulla voce. 

Ho potuto verificare personalmente che esistono anche alcune eccezioni costituite da allievi che, pur non avendo una buona postura, hanno comunque un’ottima emissione vocale; in questi casi non c’è necessità di alterare la postura dell’allievo, potremmo andare ad alterare degli equilibri personali. Ma comunque sono le classiche eccezioni che confermano la regola.

 

L'importanza della respirazione

La respirazione diaframmatica è il modo più semplice ed istintivo di compiere il gesto involontario della respirazione: i neonati, infatti, la eseguono perfettamente sin dal primo istante di vita extra-uterina. Eppure, come risulta complicata a noi adulti! A chi non è mai successo di pensare di prendere molta aria gonfiando unicamente la parte superiore del torace, la zona clavicolare? Niente di più sbagliato! Per incamerare il quantitativo massimo di aria, occorre lavorare soprattutto con la fascia costo-diaframmatica, addominale e dorsale. Espandendo in ogni direzione quest’area, si può sfruttare la parte inferiore dei polmoni, che è quella meno utilizzata, ma che consente di incamerare più aria. Ma l’aria da sola non basta, occorre utilizzarla facendola uscire con la giusta pressione, a seconda del fraseggio che dobbiamo affrontare nel canto. La giusta pressione la otteniamo quindi appoggiando e sostenendo il muscolo diaframmatico.

Le difficoltà che hanno gli adulti nel compiere correttamente questi gesti derivano probabilmente dal fatto che non vediamo e non tocchiamo il muscolo diaframmatico e, di conseguenza, ci risulta complicato gestirlo. 

La tipica tentazione che ha un docente che vuole far comprendere ad un allievo i segreti della respirazione costo-diaframmatica e dell’appoggio diaframmatico è quella di essere il più possibile scientifico, profondendosi in miriadi di dettagli nella spiegazione: proprio perché in merito a questo argomento c’è una diffusa e ingenua ignoranza, si è portati a pensare che quante più informazioni si forniscono sull’argomento, tanto più l’allievo riuscirà a comprendere facilmente i meccanismi e ad utilizzarli immediatamente.

In quanto Vocal Coach cerco di non cadere in questo errore: quanto più gli argomenti sono complicati, tanto più devono essere esposti in maniera semplice e immediatamente fruibile all’allievo, senza dover per forza mettere in luce la propria conoscenza dell’argomento condendola con paroloni altisonanti e rischiando di essere poi poco pratici e chiari. Sarà l’allievo stesso, se ne vuole sapere di più, a farci le domande giuste cui potremo dare le giuste risposte, Il mio solo obiettivo è di far comprendere all’allievo come usare bene la respirazione e la spinta diaframmatica, non fargli capire esattamente le dinamiche meccaniche e fisiche dell’argomento.

 
 

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