I tuoi perché

Perché i vocalizzi

I vocalizzi costituiscono la prima parte della tipica lezione che svolge l’appassionato docente: servono per riscaldare l’allievo, distrarlo da ciò che stava facendo prima della lezione, da ciò che dovrà fare dopo, e quindi per farlo entrare in sintonia con il docente e con la lezione di canto. 

Come descritto nel seguito, la prima parte dei vocalizzi serve per effettuare il riscaldamento vocale, poi si passerà a lavorare per migliorare le capacità dell’allievo. È sempre importante iniziare ad eseguire vocalizzi con un piccolo intervallo e procedere gradualmente con vocalizzi di intervallo maggiore. Ad esempio se si inizia con un intervallo di terza, poi si può passare ad uno di quinta, quindi procedere con uno di ottava… e così dicendo. 

È buona norma che, al termine della lezione, l’appassionato docente faccia ripercorrere all’allievo lo stesso percorso che si è fatto in precedenza come riscaldamento, solamente a ritroso, allo scopo di agevolare l’apparato fonatorio nel tornare gradualmente al proprio status naturale. Va ricordato che l’apparato fonatorio conta più di 200 muscoli e cantare deve essere considerata assolutamente allo stesso livello di un’attività fisica; pertanto, così come facciamo stretching e riscaldamento muscolare quando ci prepariamo per un’attività fisica, allo stesso modo andrebbe fatto anche per prepararsi a cantare.   

In particolare, se durante i vocalizzi si è lavorato particolarmente sui salti di ottava, è opportuno che l’appassionato docente concluda con vocalizzi morbidi, di intervallo breve, per consentire all’apparato fonatorio dell’allievo, in particolare alle sue corde vocali, di “riassestarsi”, cioè di tornare alle proprie dimensioni di lunghezza naturale dopo la “ginnastica” che hanno compiuto.

 

Perché il pianoforte

L’accompagnamento live al pianoforte mi consente di adeguare realmente la didattica, con facilità e istantaneamente, in funzione dell’allievo che ha di fronte in termini di:

velocità di esecuzione: consente di far riascoltare il vocalizzo lentamente al rallentatore, di focalizzarsi maggiormente su alcuni aspetti del vocalizzo, e di apportare delle variazioni all’istante per meglio adattarle all’allievo,

tonalità: a seconda dell’estensione vocale dell’allievo, infatti, la partenza e il termine del vocalizzo saranno differenti.

Quelli elencati sono tutti aspetti che fanno parte integrante della didattica e che l’appassionato docente può utilizzare durante l’esecuzione dei vocalizzi a propria discrezione. 

Durante l’accompagnamento al pianoforte, infatti, il docente di canto deve poter essere libero di distaccarsi da quella che è l’esecuzione puramente tecnica dell’accompagnamento, cioè non deve preoccuparsi di suonare il pianoforte di per se, ma preoccuparsi unicamente di seguire l’allievo nella sua esecuzione. 

Perché utilizzare l’accompagnamento al pianoforte invece di un altro strumento musicale? Il pianoforte, diffusissimo in Italia, è uno degli strumenti musicali più completi e consente di lavorare sulle armonie: l’accordo armonico che crea consente all’orecchio di raccogliere più frequenze contemporaneamente e, come conseguenza, permette di guidare la riprodurre vocale di tale ricchezza di frequenze. Ancora una volta, ricordiamo che la nostra voce è frutto di ciò che percepisce il nostro orecchio.

 
 

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